Itinerario Via Flaminia

Cagli, Ponte Mallio Cantiano, Ponte Grosso Fano, Arco d’Augusto

Itinerario attraverso le principali emergenze archeologiche tuttora visibili lungo il percorso dell’antica consolare romana, partendo dal confine con l’Umbria fino a raggiungere Fano e risalire verso nord, al confine con la Romagna.
La storica via Flaminia, fatta aprire da Caio Flaminio nell’anno 202 a. C. , costituisce oggi, soprattutto nel tratto che attraversa la provincia di Pesaro, un autentico unicum per la presenza di ponti, tagli nella roccia, gallerie, lastricati, sostruzioni, chiavicotti, cippi stradali e iscrizioni. Un complesso di resti archeologici di eccezionale rilevanza costituitosi attraverso i secoli con il sovrapporsi di stratificazioni e di interventi costruttivi vari.

Già nei pressi di Pontericcioli (a sud di Cantiano) emergono numerose strutture romane: costruzioni monumentali in pietra grigia, il monumentale Ponte Grosso di età augustea e infine, situato nei pressi dell’antica Cale, l’attuale Cagli, il Ponte Mallio, un tempo destinato ad attraversare il torrente Bosso, prima della sua confluenza nel Burano. Di notevole interesse il superstite viadotto di età repubblicana nel comune di Acqualagna nei pressi dell’antica abbazia di San Vincenzo che aveva lo scopo di riparare la Flaminia dalle piene repentine del fiume Candigliano.

Straordinarie poi le opere di ingegneria messe in opera per superare la gola del Furlo : su tutte l’apertura della galleria maggiore nel 76 d.C. al tempo di Vespasiano, come ricorda l’iscrizione ancora in loco, con tutto un versante a valle munito di un’ininterrotta serie di muri di sostegno, oggi lambiti dalle acque del lago artificiale che blocca le acque del Candigliano.

Superati i confini comunali di Fermignano di cui fa parte la gola del Furlo e procedendo in direzione della costa adriatica, la Flaminia, supera oggi il centro storico di Fossombrone per raggiungere in località San Martino del Piano l’area archeologica dell’antico Forum Sempronii, comunemente fatto risalire a Caio Sempronio Gracco che ne avrebbe fatto costruire il forum fra il 133 e il 126 a.C.

Del piano stradale dell’antica Flaminia, è oggi visibile un ulteriore tratto anche a Tavernelle di Serrungarina, località dove sono stati rinvenuti oggetti tipici di una stazione di sosta (vasellame, anfore, monete e una rara testa marmorea di Attis) e nei cui pressi è stato ipotizzato possa essersi svolta la famosa battaglia del Metauro in cui fu sconfitto e ucciso il cartaginese Asdrubale (207 a.C.).

Tappa fondamentale della Flaminia, ora come un tempo, è Fano (Fanum Fortunae), centro abitato (forse un municipium) sorto attorno ad un antico tempio dedicato alla dea Fortuna e che più tardi l’imperatore Augusto fece trasformare nella Colonia Julia Fanestris. (Ariminum). Fano conserva tuttora evidente l’antico reticolo viario urbano a cardi e decumani e l’ efficiente sistema fognario risalente al periodo augusteo. Fra i monumenti superstiti spiccano l’imponente Porta di Augusto e i resti sotterranei di un grande edificio pubblico, forse la Basilica costruita su un lato del Foro da Vitruvio e dallo stesso dettagliatamente descritta nel suo ‘De Architectura’ . Di notevole interesse, inoltre, il lungo tratto superstite in opus vittatum (oltre 500 metri) delle Mura Augustee e i pregevoli mosaici (alcuni ancora in situ), statue, busti, iscrizioni e corredi delle necropoli che fiancheggiavano la via Flaminia, reperti oggi conservati presso il Museo Civico del Palazzo Malatestiano.

Anche della colonia romana di Pisaurum, fondata nel 184 a. C., resta parte dell’impianto urbano che si sviluppò lungo la via Flaminia, costituendone il cardo maggiore (via San Francesco-Corso XI Settembre). Testimonianze archeologiche varie sono state ritrovate in tempi diversi anche lungo il tracciato dell’attuale via panoramica del colle Ardizio ed esposte presso il ricco Museo Oliveriano di Palazzo Almerici.
All’uscita settentrionale di Pesaro, là dove ancora oggi possiamo ammirare il suo unico grande arco, il cosiddetto Ponte Vecchio, la Flaminia affrontava un tempo come ai nostri giorni le ripide pendici del colle San Bartolo per raggiungere Gabicce Mare, ultima tappa prima del confine con la Romagna.

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